Menu principale:
DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2008 n.81
aggiornato al "Decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106"
"Costituito da 306 articoli e 51 allegati, il decreto 81/2008 disciplina, nei suoi tredici titoli, le materie seguenti: “1. Principi comuni; 2. Luoghi di lavoro; 3. Uso delle attrezzature; 4. Cantieri temporanei e mobili; 5. Segnaletica di sicurezza; 6. Movimentazione manuale dei carichi; 7. Attrezzature munite di videoterminali; 8. Agenti fisici; 9. Sostanze pericolose; 10 Esposizione ad agenti biologici; 11. Protezione da atmosfere esplosive; 12. Disposizioni in materia penale e di procedura penale; 13. Disposizioni finali”.
Purtroppo, alcuni importanti suggerimenti formulati dalla “Commissione Tofani” d’inchiesta del Senato sul fenomeno degli infortuni sul lavoro nel nostro Paese, sono rimasti inascoltati. I lavori della Commissione, che ha indagato in particolare sulle c.d. “morti bianche”, conclusisi il 5 marzo 2008, condensati in una pregevole relazione finale ricca di spunti operativi, non sono tutti recepiti dal Legislatore delegato. Dopo un breve periodo di sperimentazione il Governo, delegato ad emanare numerosi decreti attuativi, ha tentato di rendere il decreto n.81 più efficace – rettificando alcune sviste ed inesattezze, facendo tesoro dei suggerimenti pervenuti dal dibattito in atto nel Paese – con il D.Lgs. 106 del 3 agosto 2009, entrato in vigore il 20 agosto 2009
Con riferimento alle disponibilità finanziarie, la Relazione senatoriale (Commissione Tofani) riferiva che l’INAIL “presenta un avanzo di amministrazione annuo pari a circa 1,5-
Un altro punto critico relativo alla tematica della sicurezza sul lavoro, anch’esso sottolineato dalla Commissione d’inchiesta, attiene alle quote minime di spesa sanitaria regionale da destinare alla prevenzione in materia di sicurezza del lavoro, in quanto non c’è alcun riferimento preciso nella relativa programmazione e, in particolare, nella definizione dell’entità della dotazione da riservare alla prevenzione in questo settore. La collettività è sempre più d’accordo che la sicurezza e il benessere sul luogo di lavoro deve diventare la leva del miglioramento delle condizioni di vita delle persone e della crescita economica del Paese.
Occorre mettere in atto tutti gli strumenti idonei a promuovere la cultura della
sicurezza e a prevenire gli incidenti sul lavoro (formazione, educazione, misure che favoriscano la regolarità e la sicurezza del lavoro negli appalti pubblici, incentivi e agevolazioni alle imprese, ecc..). L’obiettivo finale è il sostegno alle imprese che operano nella regolarità e subiscono un’iniqua concorrenza, promuovendo una cultura condivisa di “qualità” del lavoro. Occorre attivare strumenti atti ad assicurare: riduzioni fiscali finalizzate alla concessione di finanziamenti agevolati ad aziende che intendano iniziare il percorso di certificazione sulla organizzazione e gestione della sicurezza; prestiti agevolati o premiali per l’adeguamento aziendale del “sistema sicurezza lavoro”; il riconoscimento di punteggi specifici, da parte degli enti pubblici, in occasione di appalti, per favorire le imprese in possesso di marchi di qualità sulla sicurezza del lavoro.
Dalle considerazioni sin qui svolte in materia di formazione, la Commissione d’inchiesta citata, traeva almeno due conclusioni rimaste tuttora inascoltate. La prima è relativa all’esigenza di un elevamento del livello quantitativo e qualitativo della formazione in materia di sicurezza. I relativi moduli di base devono essere inseriti in via obbligatoria in ogni percorso di formazione professionale.
La seconda concerne la cultura della sicurezza sul lavoro, la quale ha bisogno di trovare spazio nei programmi scolastici e universitari, nell’ambito della sempre più stretta interrelazione tra istruzione e lavoro."